Non amo particolarmente il profumo del preparato secco che ho trovato in erboristeria, ma messo insieme agli altri tampona le profumazioni più dolciastre e le mitiga un pò. Fondamentalmente lo uso a scopo di purificazione dell'aria.

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: Dona salute, protezione, forza, divinazione d'amore e felicità. Viene bruciato per eliminare spiriti e demoni. Qualsiasi parte dell'iperico messa sotto il cuscino di un donna nubile le farà apparire in sogno il futuro marito. Veniva un tempo essiccato sui fuochi di San Giovanni, per essere poi appeso vicino alle finestre, allo scopo di proteggere la casa allontanando da essa fantasmi o persone che agiscono con malvagità.
Secondo altri libri sulle erbe: Utilizzato in erboristeria da oltre 2000 anni per le sue proprietà vulnerarie e cicatrizzanti, oramai usato in maniera imponente come antidepressivo. Nel primo secolo il naturalista romano Plinio il Vecchio prescriveva l'iperico cotto nel vino come cura contro i morsi di serpenti velenosi. Il medico greco Dioscoride lo raccomandava ad uso esterno per la cura delle ustioni e ad uso interno come diuretico, per stimolare il ciclo mestruale e per il trattamento della sciatica e della febbre ricorrente(malaria). L'erborista inglese Nicholas Culpeper definiva l'iperico "un singolare vulnerario, bollito nel vino e bevuto risana le ferite e le contusioni interne; preparato come unguento, apre le ostruzioni, scioglie le tumefazioni e rimargina le ferite... E' benefico contro tutti i tipi di vomito per l'espettorazione di sangue (tubercolosi)". I primi coloni d'America scoprirono che gli indiani facevano già uso della locale varietà di iperico con impieghi identici a quelli europei.
Al contrario di molte altre erbe, l'iperico è stato investigato a fondo. contiene Ipericina, cui deve l'azione antidepressiva, una serie di costituenti antivirali e sostanze immunostimolanti, i flavonoidi, cui deve le proprietà antivirali, antibatteriche e antimicotiche.
Lo consigliano come digestivo, anti acido-gastrico, diuretico, balsamico, vermifugo e febbrifugo. Contro asma, bronchiti e affezioni polmonari, diarree, cistitti, congestione epatica, febbri intermittenti, nevriti, insufficienza circolatoria.
Modo d'impiego: Infuso - Sommità fiorite, 15-30 g/l d'acqua, 3-4 tazze al giorno. Olio o tintura - per uso topico (esterno), non sono difficili da trovare. Ma se proprio voleste cimentarvi nel farveli in maniera fai-da-te vi copio la ricetta (bibliogr.2 ): OLIO- Preparato con:
Lasciare macerare 5 giorni, poi fare bollire a bagno maria finchè il vino sia consumato.
Bibliografia:
da Wikipedia: L'iperico o erba di san Giovanni o scacciadiavoli (Hypericum perforatum), è una pianta officinale del genere Hypericum con proprietà antidepressive e antivirali.
Morfologia: È una pianta glabra, con fusto eretto percorso da due striscie longitudinali in rilievo. È ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché ha le foglioline che in controluce appaiono bucherellate, in realta sono piccole vescichette oleose da cui il nome perforatum. Le foglie sono opposte oblunghe. I fiori giallo oro macchiettati di nero ai margini hanno 5 petali delicati. Sono riuniti in pannocchie che raggiungono la fioritura massima verso il 24 giugno (ricorrenza di San Giovanni) da cui il nome popolare.
Habitat: Preferisce boschi radi e luminosi. Diffuso in tutte le regioni d'Italia, originario dell'arcipelago britannico,oggi in tutto il mondo. Predilige posizioni soleggiate e asciutte come campi abbandonati ed ambienti ruderali.
USI: Alcuni studi clinici randomizzati hanno dimostrato che l'iperico ha un'efficacia paragonabile ad alcuni psicofarmaci nella cura della depressione lieve e moderata. Il principio inizialmente ritenuto attivo era l'ipericina, ma i recenti sviluppi hanno chiarito che molte classi chimiche sono da considerarsi corresponsabili dell'attività: naftodiantroni (ipericina, pseudoipericina), floroglucinoli (iperforina), flavonoidi (amentoflavone), ed altri composti con probabili effetti di sinergia sia farmacodinamica sia farmacocinetica. Di recente sono stati evidenziate delle interazioni con altri farmaci, in particolare con i farmaci metabolizzati dal sistema enzimatico microsomiale P450: immunosopressivi (ciclosporina), glicosidi cardiache (digossina) in caso di dosi di iperico superiori a 1 grammo/die (peso secco), inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa HIV (nevirapina), altri inibitori della proteasi inversa HIV (indinavir), chemoterapici (irinotecan), anticoagulanti (warfarin, fenoprocumone). E' sconsigliato l'uso contemporaneo con SSRI, a causa delle possibili interazioni. Non tutti gli studi clinici hanno ottenuto risultati concordi.
Non esistono rischi di fotosensibilizzazione in caso di assunzione di dosaggi normali di estratti idroalcolici di iperico, ma persone appartenentia fototipi sensibili (pelle chiara, capelli biondi, occhi azzurri) dovrebbero fare attenzione a sottoporsi a trattamenti UV in caso di assunzione regolare. Per degradare l'ipericina basta far macerare la pianta in olio ( anche di girasole o di oliva ) al sole. Si ottiene così l'olio di iperico rosso usato topicamente come cicatrizzante, ma che ovviamente ha perso l'attività di blando antidepressivo come fitocomplesso. In Italia una disposizione del Ministero della Salute limita la quantità di ipericina presente in prodotti erboristici a 21 microgrammi al giorno, quindi molto inferiore ai dosaggi dimostrati utili per la cura della depressione. Tra gli usi popolari più conosciuti c'è l'olio di Iperico, un oleolita fatto macerando la pianta nell'olio di oliva al Sole per 6-7 giorni. Efficace per la cura e la pulizia delle ferite, eritemi, bruciature, piaghe purulente.
Nei negozi specializzati troverete anche il mentolo da incenso, sono piccole stecche fragili e irregolari, sembrano pezzi di caramelle alla menta, ricordate sempre di non toccarvi gli occhi mentre lo maneggiate, considerate che al tatto è piuttosto untuoso, quindi è impossibile che le dita non vi restino impregnate della sua essenza. Negli incensi per purificare l'aria è a dir poco l'ingrediente principe, tende a coprire ogni altro odore e brucia in pochissimo tempo. Metterò presto la foto.
Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: strofinarne delle foglie fresche sulla fronte fa passare l'emicrania. Ha effetti purificanti, aumenta le vibrazioni, tenuta in casa assicura protezione. Il suo profumo fa addormentare. Se la si annusa i poteri mentali aumentano e si affinano.

Secondo altri libri sulle erbe: Un'antica usanza prevedeva di concludere i banchetti con un rametto di menta per sistemare lo stomaco. La scienza ha poi confermato l'efficacia di questo come di tanti altri impieghi tradizionali di questa pianta. Molto usata in fitoterapia. La menta Romana o Gentile fu la prima menta medicinale, la menta Piperita apparve solo in un secondo tempo, ma ha sempre ottenuto grande approvazione, poichè pur avendo effetti simili alla Romana, ha sapore più intenso e azione più potente. La menta era menzionata coma calmante dello stomaco nel Papiro Ebers, il più antico testo medico che sia mai pervenuto.
Sia la menta Romana che la Piperita devono le proprietà terapeutiche ai loro oli aromatici. L'olio essenziale di menta piperita è composta prevalentemente da mentolo, mentre l'olio essenziale di menta romana contiene un costituente chimico analogo, il carvone. Questi costituenti hanno proprietà simili, ma, come ritenevano anche gli antichi erboristi, il mentolo è più potente, infatti è molto più utilizzato del carvone in campo fitoterapico.
Utilizzi: Disturbi digestivi, sindrome dell'intestino irritabile anche detta sindrome del colon irritabile, dolore in genere in quanto il mentolo ha forte potere anestetico, congestioni nasali, tosse, infezioni, cefalea, disturbi femminili. MAI INGERIRE IL MENTOLO PURO O L'OLIO ESSENZIALE DI MENTA PIPERITA, possono dare problemi letali e aritmie cardiache!
Curiosità: In Palestina la usavano come forma di pagamento delle tasse. Gesù rimprovera i Farisei: "Guai a voi farisei perchè date la decima della menta e della ruta..." (Luca 11:42)
da Wikipedia: La menta (genere Mentha) è una pianta erbacea perenne, stolonifera, fortemente aromatica, che appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae). Cresce in modo massiccio in tutta Europa, in Asia e in Africa e predilige sia le posizioni in pieno sole che la mezza ombra, ma può resistere anche a basse temperature. Molto conosciuta già dal tempo degli egizi e dei Romani, veniva usata da Galeno come pianta medicinale. La menta, secondo la specie, è un'erba alta da qualche cm a poco più di un metro, con steli eretti e radici rizomatose che si espandono notevolmente nel suolo. Le foglie sono opposte e semplici e nella maggior parte delle specie sono lanceolate e ricoperte di una leggera peluria di colore verde brillante. I fiori sono raccolti in spighe terminali, coniche, che fioriscono a partire dal basso verso l'alto. I singoli fiori, simpetali e irregolari, sono piccoli, di colore bianco, rosa o viola; la corolla, parzialmente fusa in un tubo, si apre in due labbra, la superiore con un solo lobo, l'inferiore con 3 lobi disuguali. La fioritura avviene in piena estate e prosegue fino all'autunno. Il frutto è una capsula che contiene da 1 a 4 semi.
Le specie presenti in Italia allo stato spontaneo sono:
Proprietà ed usi:
Curiosità: Secondo la leggenda, la menta prende il nome dalla ninfa Minthe o Myntha, amata da Plutone, che venne trasformata in pianta da Proserpina.
Mi piace tanto il profumo del basilico, e lo metto davvero spesso nei miei incensi perchè mi allieta e rilassa.

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: Il profumo del basilico provoca immediata simpatia fra le persone e per questo viene usato per calmare gli umori fra innamorati. Le foglie fresche vengono strofinate sulla pelle come profumo d'amore. Nei paesi dell'Est Europeo si dice che l'uomo amerà la donna dalle cui mani riceverà un rametto di basilico. Dona richezza a chi lo porta in borsa, e attira clienti se poggiato vicino alla cassa o all'ingresso di un negozio. Si usa nei bagni purificatori. Tiene lontano le capre dai campi e attira gli scorpioni. Si dice che le streghe bevessero mezza tazza di succo di basilico prima di prendere il volo. Porta fortuna nella casa di chi lo riceve in regalo.

Tratto da WIKI: Il basilico (Ocimum basilicum) è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Lamiaceae (o Labiate), coltivata come pianta aromatica ed utilizzata in cucina per la realizzazione di svariati condimenti. In Francia è chiamato anche herbe royale (erba reale) o pistou. Il basilico è considerato a tutti gli effetti una pianta dalle proprietà medicinali e - secondo quanto sostenuto anche da Plinio il Vecchio in alcuni suoi scritti - sarebbero ad esso da attribuire poteri afrodisiaci.
Etimo: La sua etimologia deriva al termine di lingua greca βαζιλιχων (basilikon = pianta reale) da cui basileus, re, e - in latino - basilicum, reale, per la grande rilevanza conferita a questa erba.
Storia: Gli antichi egizi utilizzavano il basilico per le offerte sacrificali. I Galli coltivavano il basilico a luglio/agosto finché è in fiore. I raccoglitori di questa pianta sacra dovevano sottoporsi a rigidi rituali di purificazione: lavarsi la mano con cui si doveva raccogliere nell'acqua di tre sorgenti diverse, rivestirsi di abiti puliti, tenersi a distanza dalle persone impure (ad esempio, le donne durante il periodo delle mestruazioni) e non utilizzare attrezzi in metallo per tagliare i fusti. Il basilico era considerato una pianta sacra in quanto lo si riteneva capace di guarire le ferite, soprattutto quelle di archibugio; era quindi un ingrediente dell'acqua rossa vulneraria. Elisabetta da Messina, eroina del Decamerone di Boccaccio, seppellì la testa del suo amante in un vaso di basilico annaffiandolo con le sue lacrime.
Il basilico è difficile da abbinare ad altre erbe aromatiche, tra cui il prezzemolo, il timo e il rosmarino. In frigorifero si può conservare al massimo per due giorni, bene avvolto in un canovaccio da cucina. Secco perde completamente il suo profumo, conviene piuttosto congelarlo. Lo si può pestare in un mortaio per rompere le cellule che contengono l'olio essenziale e per liberare meglio l'aroma. Acquistato in vaso, può essere utilizzato fresco fino all'autunno. In India, il basilico è una pianta sacra e non si può utilizzare nell'alimentazione. Il suo olio essenziale è utilizzato per la preparazione di profumi e liquori; dalla distillazione della pianta fresca si ottiene un'essenza contenente eucaliptolo ed eugenolo.
Tratto da InErboristeria.Com: La Menta è da sempre usata come rimedio nei disturbi dell'apparato gastrointestinale per le proprietà stomachiche, coleretiche, antispasmodiche e carminative. A ciò si aggiunge un'azione di stimolo generale a carico del sistema nervoso che determinaun'attività corroborante.
Nome comune: Menta Francese: Menthe poivrée Inglese: Peppermint Famiglia: Lamiaceae (Labiatae) Parte utilizzata: foglie
Iniziamo adesso la sezione delle piante, delle erbe che metto nell'impasto insieme alle basi d'incenso di cui ho già parlato: Olibano, Benzoino, Mirra e Storace (volendo Aloe e/o Rosa). Per le erbe il discorso cambia un pò, io vado molto ad odore nella scelta della miscelazione, a volte invece le scelgo in base a ciò che ho letto possano fare, in base quindi alle loro caratteristiche, o poteri intrinsechi. Di sicuro la mia convinzione più solida è che un preparato per incenso che nel suo insieme puzzi non mi attira, io voglio sempre che i preparati che brucio in casa abbiano un buon profumo e allietino la casa! Personalmente non amo l'odore dell'Olibano in più è proprio l'incenso utilizzato per benedire e purificare l'aria in chiesa quindi non è per nulla assurdo che abbia la prerogativa prepotente di ricordarmi le tipiche atmosfere da chiesa, il che in casa non mi aggrada. Quindi cerco sempre di coprire il suo odore, e per me una buona miscela d'incenso è quella che copre l'odore dell'olibano e che mi trasmette belle sensazioni che dalle narici arrivino al cervello, al palato, agli occhi e all'immaginazione!
Io non uso gli incensi come incantesimi o pozioni magiche, io credo nell'aromaterapia, e nella forza positiva dell'energia delle piante, ma non credo che possano influenzare le vicende umane come molti fanno, io credo che un odore o un profumo possano influenzare gli stati d'animo di chi li annusa, quindi predisporre in maniera positiva o negativa verso alcune situazioni. non per altro se una persona che ci si avvicina ha un odore che ci è sgradevole siamo portati a non vederla particolarmente di buon occhio anche sotto vari altri aspetti, e viceversa. Tanto per capirci meglio, ma non credo assolutamente che bruciare un incenso faccia innamorare Tizio di Sempronia o viceversa, credo invece nel fatto che (ad es.) il Basilico col suo odore predisponga positivamente le persone le une verso le altre, quindi crei un'atmosfera positiva, di allegria o di relax tra chi lo sente nell'aria.
Detto ciò secondo me la scelta delle erbe da mettere in una miscela d'incenso è molto personale, e credo che quando ci si affida al prorpio istinto ed odorato si scelga ciò che il nostro essere necessita maggiormente, ovvero se si è stressati sono convinta che si sceglieranno erbe rilassanti, se si è giù di morale si sceglieranno erbe che purificano e che mettono allegria. Questa è una mia personalissima opinione!
Ottimo per la meditazione l'incenso trattao alla rosa, si compra così trattao ed ha un profumo davvero bello, e avevate dubbi in merito?

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: le divinità a cui era cara la rosa erano Hathor, Cupido, Demetra, Iside, Adone e Aurora. Ha fondamentalmente poteri di nel campo dell'Amore, poteri curativi, psichici, protettivi e relativi alla fortuna. Viene associata alle emozioni per questo ha sempre fatto da padrone nelle miscele d'amore. L'acqua di rose distillata dai petali viene aggiunta ai bagni d'amore. Un tè di boccioli di rosa bevuto prima di andare a letto dona sogni profetici. Un panno imbevuto di acqua di rose messo sulle tempie allevia l'emicrania.
Curiosità: Un tempo le donne indecise tra più spasimanti, per scoprire il nome del loro futuro marito, prendevano foglie di rosa (in quantità pari agli spasimanti) e ad ognua davano il nome di ciascuno spasimante, quella che restava verde più a lungo decretava il vincitore, nonchè futuro marito!
Secondo altre guide alle erbe curative gli erboristi europei presero a raccomandare gli infusi di petali di rosa essiccati per cefalea, capogiri, ulcerazioni del cavo orale e crampi mestruali.
Da Wikipedia: Rosa - Il termine Rosa deriva dal sanscrito "vrad" da cui ha avuto origine sia il vocabolo greco "Rodon" che quello latino "rosa". famiglia delle Rosaceae, comprende circa 150 specie, numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell'Europa e dell'Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio conutenuti in un falso frutto (cinorrodio); le specie spontanee in Italia sono oltre 30 di cui ricordiamo la R. canina la più comune, la R. gallica poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi, la R. glauca frequente sulle Alpi, la R. pendulina comune sulle Alpi e l'Appennino settentrionale e la R. sempervirens. I petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali, per l'estrazione dell'essenza di Rosa e degli aromi utilizzati in profumeria, nell'industria essenziera, nella cosmetica, pasticceria e liquoristica. Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi, i semi per l'azione antielmintica, e perfino le galle prodotte dagli insetti del genere Cynips ricche di tannini per le proprietà diuretiche e sudorifere. Le giovani foglie delle rose spontanee servono per la preparazione di un té di rosa.
Rosa Canina - Viene larghemente usata per i suoi contenuti di vitamina C e per il suo contenuto di bioflavonoidi (fitoestrogeni). I principi attivi (oltre alla vitamina C, tannini, acidi organici, pectine, carotenoidi e polifenoli) vengono usati dalle industrie farmaceutiche, alimentari e cosmetiche: fiori e foglie vengono usati in farmacopea, ad esempio, per la preparazione di infusi e tisane. I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato. Con i frutti si preparano ottime marmellate.
Metto quasi sempre i grani di resina d'Aloe nella base dei miei incensi.

Non ho trovato foto nel web di resina di aloe, così ho fotografato la mia.

Secondo l'enciclopedia delle Erbe Magiche: l'Aloe è fondamentalmente utilizzata per proteggere dalla negatività, protegge la casa e anche dagli incidenti domestici.
Da WIKI: Aloe è un genere di piante succulente. OVvero, Piante succulente (impropriamente, piante grasse) vengono chiamate quelle piante dotate di particolari tessuti "succulenti", i parenchimi acquiferi, tramite i quali possono immagazzinare grandi quantità di acqua.
Tratto da L'Albero della Vita: ALOE ARBORESCENS= Per i suoi contenuti, numerosi e vari, che vanno dagli aminoacidi ai minerali, alle vitamine, ai lipidi, agli antrachinoni, ai polisaccaridi, l'Aloe è stata definita un "adattogeno"; ovvero in grado di ripristinare il normale equilibrio dell'organismo, intervenendo là dove esistono meccanismi cellulari alterati. I principi dell'Aloe agiscono sinergicamente, potenziandosi ed attivandosi l'un l'altro.
STORIA: Nota per la sua bellezza misteriosa, la sua eleganza selvaggia, le sue leggendarie proprietà terapeutiche, l' ALOE ARBORESCENS in alcune civiltà fu considerata una divinità.
Chiamata "pianta della salute e della bellezza", "pianta delle bruciature", "pianta dei primi soccorsi", anche "pianta dei miracoli", ottenne la sua prima menzione storica nel 1500 a.C., nel papiro di Ebers.
Questi documenti egiziani descrivevano nei più minuziosi dettagli il valore medicinale dell'Aloe. Ritenuta la pianta il cui sangue donava bellezza, salute ed eternità, la chiamavano la "pianta dell'immortalità".
L'autore dell'Erbario greco, Dioscoride (41-48 d.C.), dice che la pianta ha il potere di "conciliare il sonno, fortificare il corpo, far dimagrire la pancia e purificare lo stomaco; può essere applicata in caso di ferite, emorroidi, mal di testa, caduta dei capelli, malattia della bocca e delle gengive, bruciature causate dal sole, malattie della pelle ed altre ancora.
Per gli imperatori della Cina mistica, le spinose foglie curative dell'Aloe personificavano le unghie sacre della divinità; essi la chiamavano "Lu-Hui", ritenendola buona per la salute, la felicità, l'amore, la longevità e la potenza sessuale.
Nell'India veniva chiamata "scettro divino" le cui foglie indicavano il cielo. Gli indios americani la chiamavano "la bacchetta magica del cielo", facendo parte delle 16 piante sacre adorate come divinità.
Nel Giappone la chiamavano "Isha Irasu", che significa "non ha bisogno di medico". Le tribù africane, durante le epidemie influenzali, si lavavano in infusi di Aloe per eliminare i virus. Persino nella Bibbia essa viene menzionata nel Vangelo di Giovanni 19,39.
La pianta: guaritore silenzioso della natura
L'Aloe Arborescens molto nota in Brasile con il nome di "babosa" (da baba: sostanza viscosa di certe piante), è una pianta che appartiene alla famiglia delle Liliacee, ed è così succulenta da assomigliare ad un cactus.
La pianta è conosciuta ed usata da secoli, a motivo delle sue proprietà medicinali legate alla bellezza, salute e cura della pelle e dei capelli.
Esistono circa 300 specie di Aloe già descritte, ma alcune sono più nutrienti ed efficaci di altre: l'Aloe Arborescens è la specie più benefica.
Aggiungo poi da qui che: Furono peraltro due eventi emblematici dell'era moderna - la scoperta dei raggi X e lo scoppio delle prime bombe atomiche - a riportare in auge questo antichissimo medicamento. Come si sa le radiazioni provocate dai raggi X e quelle propagate a seguito dello scoppio di bombe atomiche provocano sui soggetti esposti gravissime ustioni è severi danni cutanei. In entrambi i casi furono sorprendenti i risultati ottenuti a seguito del trattamento con succo di Aloe Vera dei soggetti colpiti.
Dire che io ADORO lo Storace Nero è dir poco (per comodità lo chiamerò solo Storace), ha una profumazione meravigliosa che fa venir voglia di accenderlo da solo, senza altre aggiunte. E' diverso dalle resine tipo Olibano, Benzoino e Mirra, ha una consistenza tra la polvere e una specie di erbetta essiccata e compattata. In realtà sulle sue proprietà non si trova molto, io so solo che seve come purificante e per protezione, per deduzione se purifica e protegge può tornare utile anche per la meditazione! So inoltre che ve ne innamorerete, è quello che succede a chiunque lo annusi!

Sul web non c'era un granchè quella a dx l'ho fatta al mio storace.

Sull'Enciclopedia delle Erbe Magiche: lo Storace non c'è, almeno non sotto questo nome, si trova solo il/la Liquidambara (Liquidambar) di cui viene detto che i suoi baccelli venivano messi sugli altari durante i riti magici per proteggere dalle forze del male... la sua corteccia può essere sostituita con quella dello storace(?
?)
Su Wiki ho trovato solo questo: Liquidambar - genere delle Hamamelidaceae, con alcune specie di alberi alti da 8 a 25 m, originari dell'Asia minore e coltivati in Italia nelle località a clima mite come piante ornamentali.
Il nome significa ambra liquida e infatti da tale pianta, incidendo sgorga una resina.
Tratto da Talia: STORACE NERO: IL RARO E PREGIATO BALSAMO AROMATICO DELL’ASIA MINORE.
Noto fin dall’antichità, lo Storace nero è il pregiato e famoso balsamo aromatico dell’Asia Minore; esso si ottiene dal Liquidambar Orientalis (Hamamelidacee), una pianta ad alto fusto che vegeta nelle impenetrabili foreste anatoliche del Marmaris. Ancor oggi la sua produzione è effettuata secondo la procedura originaria: energicamente percossa, la pianta in qualche settimana genera un denso siero patologico (lo storace resinoide, rinomata materia prima della profumeria). Questo viene successivamente asportato onde amalgamarlo con la corteccia del fusto (preventivamente triturata); il tutto rimane quindi sepolto per alcuni mesi. La “fortunata” macerazione che ne deriva dà origine al profumatissimo Storace nero. Da tempo immemorabile si usa sia bruciare questo balsamo insieme all’incenso, sia adoperarlo tal quale come efficace deodorante: comunque inebrierà l’ambiente con il suo orientale ed inconfondibile profumo
Inutile dire che la Mirra evoca immediatamente i Re Magi...
Secondo l'Enciclopedia delle Piante Magiche: Nell'Antico Egitto la MIRRA veniva bruciata a mezzogiorno in onore del dio Ra, e si fumava nei templi di Iside. Bruciare l'incenso di Mirra purifica l'aria perchè emana vibrazionidi pace. In genere poco usata da sola, dona maggiore efficacia agli incensi a cui viene aggiunta. Utilizzata per consacrare, benedire e purificare gli oggetti sacri. Assieme all'Olibano aiuta la meditazione e la concentrazione.

Tratto da Wiki: La mirra è una gommaresina aromatica, estratta da un albero o arbusto del genere Commiphora, della famiglia delle Burseracee. Esistono circa cinquanta specie di Commiphora, ripartite sulle rive del mar Rosso, in Senegal, in Madagascar e in India.
La specie più usata per la produzione della mirra è la Commiphora myrrha, un tempo nota come Myrrhis odorata (diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, penisola arabica): alla fine dell'estate l'arbusto si copre di fiori e sul tronco compaiono una serie di noduli, dai quali cola la mirra, in piccole gocce gialle, che vengono raccolte una volta seccate. Una gomma simile, il balsamo della Mecca, è prodotta dalla Commiphora opobalsamum. Il termine viene dal latino murra o myrrha, quest'ultimo a sua volta derivato dal greco e deriva da una radice semitica mrr, con il significato di "amaro". La storia della mirra è parallela a quella dell'incenso: era già conosciuta nell'antico Egitto, dove costituiva uno dei componenti del kyphi ed era utilizzata nell'imbalsamazione.
Tratto da Promiseland.it: Fu uno dei doni portati dai Re Magi al Bambin Gesù. Oggi la mirra viene impiegata soprattutto in profumeria ed è una delle piante officinali più diffuse per le sue riconosciute virtù terapeutiche.
Appartiene alla famiglia delle Burseracee, è originaria dell'Africa nord-orientale e dell'Arabia (Egitto), dove veniva impiegata per preparare unguenti e balsami, per profumare gli ambienti e anche per imbalsamare i defunti. Ha proprietà astringenti sulle membrane e sulle mucose e svolge un’attività antimicrobica. Si impiega come antisettico delle mucose della gola e bocca. In preparazione di collutori e dentifrici, aiuta a proteggere dalle carie e a rinforzare il tessuto gengivale.
Per uso esterno viene utilizzata per far regredire le piccole ulcerazioni della bocca, della gola e della pelle. È infatti un ingrediente di molte creme per labbra screpolate, ferite e ulcere. Ha anche proprietà aromatiche, balsamiche e dermopurificanti.
Per uso interno la mirra eccita l'appetito, stimola la secrezione degli enzimi gastrici ed è un buon carminativo.
Ecco qualche utile ricetta a base di mirra.
Acqua profumata sgrassante
Procurati 60 grammi ciascuno di olibano (incenso) e mirra, aggiungi 10 grammi d’ambra grigia, riduci gli ingredienti in polvere, poi metti in un vaso di vetro, aggiungendovi mezzo litro di acqua di rose. Lascia in infusione per qualche tempo; poi distilla e conserva in un’ampolla di vetro ben tappata. L’acqua ottenuta, oltre al gradevole profumo, ha il potere di sgrassare l’epidermide, ravvivandone la tinta.
Collutorio per rinfrescare l'alito
Riempi per metà un bicchiere di vodka. Aggiungi una punta di cannella macinata, 3 chiodi di garofano, qualche goccia di olio essenziale di mirra e un anice stellato. Versa in un vasetto, tappa e lascia in infusione per 3 giorni, quindi elimina le erbe. Usane un cucchiaio in mezzo bicchiere d'acqua per sciacquarti la bocca. Non mandarlo giù! In alternativa puoi usare menta, arancio, finocchio o prezzemolo.
Bagno d’olio per nutrire le unghie
In 5 cucchiai d’olio extravergine d’oliva versa due gocce di olio essenziale di limone, due di incenso, due di benzoino e due di mirra. Metti la miscela in una vasetto dall’imboccatura larga e immergi le unghie per almeno cinque minuti. L’olio che resta sui polpastrelli va frizionato poi sulle mani.
E per quanto riguarda l’ igiene del cavo orale, la mirra non ha davvero rivali…
Procurati nelle erboristerie e farmacie più fornite la tintura di mirra… sfoggerai un sorriso invidiabile.
Nei miei incensi metto sempre come base di partenza Olibano, Benzoino, Mirra, Storace e quasi sempre Aloe. Andando quindi per ordine, eccovi il BENZOINO.

Secondo l'Enciclopedia delle Piante Magiche: lo troverete utile per =
Tratto da Wiki: Benzoino, nome scientifico: Styrax benzoin Dryan:der o Stirax benzoides Craib della famiglia delle Styracacee. Pianta arborea o arbustiva, odorosa, delle Policarpali, con fiori a ombrella o capolino e frutto a drupa; da esso si estrae un olio odoroso usato in profumeria. Del benzoino si utilizza la resina, Benzoe F.U., che contiene benzoato di coniferile, leggermente tossico, che viene impiegato per la cura di dermatiti da contatto e la cura dello herpes simplex labiale. Le aree di produzione sono quelle Siam, Laos, Vietnam, Cambogia, e Thailandia. Dal benzoino viene estratta l'essenza principale con cui si produce l'orzata in Italia.
Tratto da LillaNatura: Nome scientifico: Styrax benzoin Dryander o Stirax benzoides Craib et Hatwich o Styrax tonkinese o Benzoin officinale Hayne o Antostyrax tonkinese Pierre.
Famiglia: Styracacee
Nome comune: Storace, Belzoino, benzoino, belzuino, benzoe, asa odorata, incenso di Giava, gum benzoin, gum benjamin, siam benzoin, sumatra benzoin.
Del benzoino si utilizza la resina (Benzoe F.U.) che contiene benzoato di coniferile, acido benzoico, benzoato di cinnamile e vanillina. E' considerato leggermente tossico però viene normalmente impiegato per la cura di dermatiti da contatto. Viene anche utilizzato come aromatizzante, antiossidante, antiustione, antisettico disinfettante generale, balsamico respiratorio, espettorante fluidificante del catarro mucolitico, astringente ed antidiarroico, depigmentante, antidermopatico (sia per uso interno che esterno) e antisettico delle vie respiratorie. Trova applicazione nella cura dello herpes simplex 1 labiale, nelle bronchiti o nelle affezioni bronchiali, nelle affezioni cutanee o dermatosi, nelle ragadi al seno, nei geloni, nelle ustioni e nelle scottature, nelle efelidi o lentigini e nelle macchie della pelle. Le aree di produzione più conosciute della resina sono quelle del Siam, del Laos, Vietnam, della Cambogia, Cina, Tailandia di Sumatra e di Giava.
E’ la goccia resinosa di un arbusto originario del Sud-Est asiatico: lo “Styrax Benzoin”. Ne esistono due qualità diverse: -Benzoino del Siam: è la varietà più preziosa; di colore giallastro con sfumature più ambrate e odore finissimo. -Benzoino di Sumatra: più grigiastro e dall'aspetto zuccheroso è considerato di minor valore rispetto al precedente ed il suo aroma, infatti, è meno pungente e penetrante.
L'albero provvidenziale. Lo styrax benzoino può raggiungere i 30 metri di altezza ed è rivestito di una corteccia grigia di color vinoso. Secondo una leggenda indonesiana, sarebbe nato da una giovane donna, trasformata in albero per aiutare la sua famiglia nella più grande miseria, permettendole di arricchirsi grazie a ripetuti salassi. Tramite una mannaia detta anche "parang", i Batak Toba e i Dairi, a partire dal mese di maggio e fino ad agosto, praticano piccole ma profonde incisioni nella corteccia della pianta. L’albero, che non possiede nessun sistema proprio di secrezione e che solitamente non produce resina, a causa di queste incisioni, per il trauma vissuto, produce un liquido di colore giallastro scuro : il benzoino. Solo quando questo sarà ben indurito, si potrà procedere alla raccolta del benzoino tramite appositi strumenti.
In questo modo la produzione di resina resta costante per svariati anni : con un’accurata manutenzione dell’albero si possono ottenere fino a tre chili di benzoino, ad ogni raccolta, vale a dire ogni tre mesi. Inciso sin dall’età di sette anni, lo styrax benzoino produrrà ancora per moltissimo tempo, fino ad esaurimento totale.
Una condizionatura tutta tradizionale: La resina è innanzitutto essiccata nei granai dei coltivatori, poi è venduta ai commercianti dei paesi più importanti della regione. La si trova sotto forma di « lacrime », disposta in mucchi distinti, secondo dimensioni e qualità, nei mercati di Singgabur, Dolok Sanggul o Tarutung. In seguito, il benzoino è spremuto in fabbriche specializzate e poi, sotto forma di pane voluminoso, avvolto in stuoie chiamate "tambang", è esportato nel mondo intero da rappresentanti e grossisti, via Batavia o Singapore.
Dai guaritori batak ai profumieri di oggi Ancor oggi: i guaritori batak bruciano il benzoino per allontanare gli spiriti maligni ed entrare in uno stato di “transe” per curare meglio i malati. Il enzoino di Sumatra serve anche a confezionare le famose sigarette javanesi ed alcuni incensi.. I notri profumieri conoscono bene quest’odore caldo, soave e leggermente vanigliato che, secondo Baudelaire, "canta il trasporto dello spirito e dei sensi". Ritrovatelo nella celebre Eau d'ange, molto ricercata nel Rinascimento e resuscitata di recente da Dominique Ropion, o nel A la nuit di Serge Lutens, Opium di Yves Saint Laurent e Casran di Chopard. Il benzoino è inoltre utilizzato in farmacia per le sue virtù antisettiche, espettoranti, lassative, diuretiche e cicatrizzanti.